Vincenzo Saetta: “Fare il musicista richiede sacrifici, basta non arrendersi”

UbikCon “Ubik” l’inizio di un sogno. Vincenzo Saetta, sassofonista beneventano, guarda lontano. Di recente c’è stata la presentazione del suo primo album (“… Sono soddisfatto dei consensi ottenuti, il teatro era pieno, c’erano circa 300 persone”) ma il musicista di San Giorgio del Sannio non toglie il piede dall’acceleratore. Il jazz è una passione troppo grande per prendersi una pausa. “Ad aprile uscirà nei negozi questo mio nuovo album”. Dietro c’è un grande significato. La scelta del titolo non è casuale, nulla è tale per Vincenzo Saetta. “Ubik prende il nome dal mio romanzo preferito, quello di Philip Dick, il racconto di mondi e tempi diversi, il concetto dell’ubiquità, presente anche nel mio disco perché caratterizzato da diverse influenze musicali. Tra un pezzo e un altro può apparire una certa rottura, in realtà vivono assieme sotto il suono del jazz”. Un disco che comunica, un brano “I racconti dell’Arco” che sussurra attraverso le note il vissuto di una città e del suo simbolo, l’Arco di Traiano. Il tempo perduto che torna a vivere nella melodia. Una missione perfettamente riuscita. Il sassofonista sannita però ne ha dovute incontrare di difficoltà. La vita non è stata sempre generosa con lui, la forza di volontà gli ha ridato lo scrittoio della sua vita. “Ho perso entrambi i miei genitori, ma non mi sono mai abbattuto nonostante le tante problematiche. Per un musicista il sostegno economico è importante ma il talento prima o poi viene fuori, se lo si ha”. Da bambino avrebbe voluto studiare il pianoforte, a 15 anni anche la chitarra aveva un suono che lo incantava, il jazz e il sassofono però erano già una parte di sé, è bastato poco per capirlo. “Sono cresciuto con la musica rock degli anni settanta, poi mi sono avvicinato ad artisti come John Coltrane, Ornette Coleman e Charlie Parker che per me rappresenta un Dio”. Nel suo percorso c’è anche una borsa vinta al Barkley College di Boston. “Purtroppo non ho potuto completare gli studi lì, mi sono comunque diplomato al Conservatorio di Benevento e poi ho frequentato il Siena International Jazz Master”. Tra i concorsi vinti dal sassofonista sannita ce ne sono due nazionali ed uno internazionale. “Ho vinto nel 2008 il Waltex Jazz Competition a Perugia, poi nel 2009 il Premio Nazionale delle Arti a Messina, Sezione Jazz, e il Barga Jazz 2009”. Nella sua vita sono stati preziosi anche gli incontri con i grandi della musica. “Quando ho iniziato questa carriera i riferimenti sono stati importanti. Il futuro viene dal passato, ecco perché è fondamentale conoscerlo. Personalmente ricordo con piacere l’incontro con Danilo Perez e quello con Steve Khun, sono due musicisti che mi hanno regalato delle emozioni. E la musica è emozione”. Con Bobby Watson l’incontro invece è sfociato in un lavoro importante. “Mi ha scritto le note di copertina del mio nuovo album, gli devo tanto”. Un bagaglio che Vincenzo Saetta porta con sé, sempre. Per lui il jazz è mistero. Un qualcosa di bello ma indefinito per via di una origine sconosciuta anche ai più attenti studiosi. Da qui una infinita passione che va al di là di tutto. Il sassofonista sannita ha famiglia, due splendidi figli, Dario e Joshua, che quando può, porta con sé durante i suoi concerti. “Quando si ha una famiglia i sacrifici sono maggiori, non è facile conciliare tutto, ma bisogna quantomeno provarci. Personalmente cerco di non far mancare nulla ai miei figli, ma mollare per loro, significherebbe diventare un uomo frustrato. Ne ho visti tanti in questi anni di padri che soffocano i propri figli solo per realizzare il loro sogno, una forma di egoismo che deriva da rinunce passate”. Vincenzo Saetta varca i confini. E la musica entra a far parte del suo vissuto. Il sassofonista di San Giorgio del Sannio sta già lavorando ad un nuovo album. “A giugno dovrei iniziare a registrare, si tratta di un lavoro completamente diverso da Ubik”. Nuovi obiettivi, una grande passione, quella che deve andare oltre le difficoltà. “E’ importante non arrendersi mai. Ecco perché consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera di studiare tanto, i titoli contano nella vita e nella musica. E poi è importante fare tanta esperienza anche altrove. Oggi è sicuramente più facile avvicinarsi a questo mondo. Basta un clic su internet per ascoltare qualsiasi genere musicale o vedere dei concerti, prima invece era tutto più complicato, soprattutto quando si viveva in piccole realtà. Eppure coloro che avevano talento sono arrivati comunque in alto. Sono questi gli esempi a cui i giovani devono ispirarsi”.

Fonte: Il Sannio incontra i Giovani

Posted on 22 marzo 2012 in Press

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